mercoledì 10 ottobre 2012

Grazie!

la struttura di Sewa: un grande banyan in cui ogni ramo rappresenta una delle attività del sindacato
Internazionale Ferrara 2012 è concluso, sono stati tre giorni belli e intensi per me. Il reportage su Sewa che abbiamo proiettato venerdì 5 e sabato 6 mi ha dato molte soddisfazioni, e anche il documentario-intervista 'Dove finisce l'arcobaleno', realizzato e prodotto dal mio studio di comunicazione, è piaciuto molto.
Ho avuto la possibilità di rivedere le ragazze blogger e 'simpatizzanti': Stefania, Clara, Cristina, Livia e Katia per un pranzo e una chiacchierata pomeridiana attorno ai libri e a molti altri interessanti argomenti. Mancavano alcune ragazze del gruppetto originale, ma sono sicura che ci saranno altre occasioni per recuperare.
Ho seguito un fantastico workshop con David Randall, un giornalista dell'Indipendent, che scrive anche per Internazionale. Insomma... non mi sono fatta mancare nulla!
Questa per me è la settimana del trasloco nel nuovo appartamento; credo che non potrò postare nulla per un po'; avrò un gran lavoro di riordino e so già che non avrò internet funzionante finché non mi attiveranno il nuovo contratto.
Vi mando allora un abbraccio e un ringraziamento di cuore. 

mercoledì 26 settembre 2012

Mother India

Eccoci (quasi) arrivati ad ottobre, mese cruciale per me, dato che a metà mese dovrei finalmente traslocare in un nuovo appartamento, ma soprattutto, mese importante per alcuni impegni che attendevano da tempo. Venerdì 5 e sabato 6 ottobre presento il nuovo reportage su Sewa, Self Employed Women Association di Ahmedabad, nell'ambito del programma locale del Festival Internazionale Ferrara 2012.

Il reportage è dedicato alla storia di una delle più importanti organizzazioni autonome per la difesa dei diritti delle donne lavoratrici indiane nato 40 anni fa in un’India che ancora non immaginava di poter contribuire, da protagonista, all’impressionante sviluppo economico  asiatico di questi ultimi anni.
Nei primi anni ’70 venne fondato infatti ad Ahmedabad, capitale economica dello stato indiano del Gujarat (oggi uno dei più sviluppati), il sindacato autonomo Sewa.

Nato da una costola del sindacato di lavoratori tessili della città - il TLA - con la benedizione del Mahatma Gandhi, in 40 anni il Sindacato di donne lavoratrici ‘indipendenti’, il cui lavoro informale non era riconosciuto né tutelato, ha fatto molta strada: da associazione semi clandestina di donne coraggiose e intraprendenti si è trasformato in un sistema molto complesso e strutturato in grado di organizzare efficacemente il lavoro di più di un milione di iscritte.

Sigaraie, straccivendole, fruttivendole, raccoglitrici di ogni genere di scarto, trasportatrici di carichi, sarte e lavandaie, tutte queste donne, che rappresentano il 94% del lavoro femminile in questa città, hanno oggi a disposizione un sistema autogestito che garantisce loro i servizi sanitari, di assicurazione, bancari ed educativi.
Un movimento inarrestabile che coinvolge ogni aspetto della vita di tante donne, ora finalmente libere di affrontare la propria vita con pari opportunità.
Il documentario - che si intitola Mother India - (durata: 25’) sarà proiettato alla sala Vigor (accesso dal cortile del Cinema Boldini) venerdì 5 e sabato 6 ottobre alle ore 18,30.

L’entrata è libera, spero ne approfittiate!

mercoledì 15 agosto 2012

Ferie d'agosto

In questo giro di boa che è il 15 agosto - giornata afosa e sonnolenta negli spazi infiniti della pianura emiliana -  vi vorrei augurare una buona prosecuzione di estate.
Ultimamente ho postato più lentamente, non perché mi manchino gli argomenti, ma perché sono molto presa da questioni pratiche. Stiamo ultimando i due documentari da presentare ad Internazionale Ferrara (il 5, 6 e 7 ottobre 2012) e sto faticosamente completando i lavori di ristrutturazione della mia nuova casa.
Ma, si sa, che qualsiasi grande conquista richiede tempo e pazienza.
Allora ho pensato di proporvi questo piccolo film, che racconta le giornate di Amar, un ragazzino indiano.
Guardando lui, mi rendo conto di come tutti noi siamo terribilmente presi nella morsa della routine quotidiana, che speriamo ci conduca a dei miglioramenti sensibili o anche delle mete importanti.
Buona estate!

il film, della Piligrim Film, anche su Vimeo

domenica 29 luglio 2012

Khandro-là

Sull'onda dell'entusiasmo per la visita al Dalai Lama dello scorso fine giugno, ho deciso di partecipare ad un altro appuntamento molto speciale, questa volta ad Arco, in provincia di Trento, vicinissimo all'estremità settentrionale del lago di Garda.

Domenica scorsa infatti si svolgeva un incontro molto atteso dalla comunità buddhista nostrana: Khandro-là, una giovane monaca tibetana dalla storia singolare, era in visita.
La vita di questa donna dal sorriso luminoso e lunghissimi capelli neri è infatti del tutto particolare: pare che sia partita dal Tibet, dopo uno strano sogno premonitore, con l'intenzione di fare un pellegrinaggio nei luoghi sacri buddhisti. "Il viaggio è stato pieno di difficoltà, - si legge in un'intervista pubblicata nel 2008 -, non avevo un obiettivo preciso e seguivo semplicemente i pellegrini. Non mi ricordo quanto è durato il viaggio, ricordo che ho fatto quindici circoambulazioni intorno al Kailash e, a causa del mio comportamento strano e del mio modo di parlare poco usuale, la gente ha cominciato a dire che ero una Dakini. Così si sono formate delle code di gente che voleva vedermi e veniva perfino per avere una benedizione da me".

Essere una 'dakini' nel lamaismo, significa incarnare una forma di energia femminile essenziale al percorso verso l'illuminazione; una sorta di divinità sulla quale concentrare la meditazione, in grado di dischiudere al praticante i misteri mistico esoterici del sè. Una dakini è anche considerata un oracolo, come caso di Khandro-là.
Ad un certo punto Khandro-là decise di andare in India, con la speranza di poter incontrare il Dalai Lama, ma sulla via verso Kathmandu, a causa delle difficoltà del percorso e del cibo scarso e di cattiva qualità, si ammalò gravemente. "Temendo che soffrissi di una malattia molto contagiosa, mi hanno lasciato fuori dal centro in un campo, a dormire all’aperto. Ero talmente indebolita che non riuscivo nemmeno a cambiare posizione, così, quando avevo bisogno di muovermi, mi spingevano avanti e indietro con dei bastoni per paura di toccarmi con le mani".
Poi fortunatamente un monaco tibetano che aveva studiato medicina fu in grado di capire che si trattava di una grave intossicazione alimentare, e a guarirla.

Ghesce Dondup, Lama residente del centro Kushi Ling

Khandro-là riuscì così a raggiungere Dharamsala, in India, sede del Dalai Lama. Qui cominciò a chiedere di vedere Sua Santità, ma "alcuni sostenevano che fossi matta e che avrei dovuto lasciare il centro accoglienza per essere portata in un manicomio. Sono stata anche bandita dalle udienze pubbliche per molti mesi". Il fatto è che ogni volta che Khandro-là tentava di incontrare il Dalai Lama, cadeva spesso in un trance, svenuta, in preda a visioni.
La sua determinazione però venne finalmente premiata, perché il Dalai Lama, venuto a sapere di lei, decise di ammetterla alle sue udienze e di aiutarla nel suo percorso spirituale e di recupero fisico.
Fu fatta stabilire al monastero di Namgyal e mandata in Francia per delle cure. Nel frattempo ebbe occasione di seguire gli studi e di praticare il sentiero accompagnata da diversi maestri; oggi dà insegnamenti, ma lei stessa afferma: "Io penso di non essere una Dakini. Non so esattamente chi sono. Alcuni Lama dicono che sono Khandro Yeshe Tzogyel, altri che sono Vajrayogini, altri ancora dicono che sono Tara. Potrebbero essere le loro pure apparenze. Io non mi considero nulla di speciale".


Invece, credo sia una persona davvero speciale, semplice, materna, con una grande capacità di compassione e condivisione con chi la va ad ascoltare. Il suo messaggio è quello del Dalai Lama: una esortazione alla responsabilità universale di ciascuno di noi verso noi stessi e verso tutti gli esseri senzienti.
Un merito particolare va riconosciuto anche al centro Kushi Ling, brillante di colori e pieno di persone fantastiche, che ha accolto questa visita speciale. Anche il solo fatto di trasferirsi per un giorno in un luogo fuori dal mondo, in una natura gloriosa, con il vento, i rumori della natura e un lago di Garda luccicante sullo sfondo, non può far che bene allo spirito.


sabato 30 giugno 2012

Om mani padme hum


Sono un puntino tra queste diecimila persone, tra questi 9.999 esseri viventi dotati di corpo, mente e parola che hanno affrontato un lungo viaggio nel caldo di un'estate appena cominciata per raccogliersi attorno ad un uomo molto speciale.

Il 14° Dalai Lama è prima di tutto un uomo, semplice, perché ha superato gli atteggiamenti di inutile superiorità, che si toglie le scarpe prima di sedersi a parlare, indossa un cappellino con visiera per ripararsi dalla luce troppo forte, si gratta la fronte, sbadiglia, a volte brontola con i monaci più giovani.
E' a detta sua un 'semplice monaco buddhista' con un Nobel per la pace e migliaia di persone - monaci, laici, credenti o meno - che lo seguono e lo ascoltano.
Il motivo - uno dei motivi - è la grande umanità  e la forza eccezionale che scaturisce dalle sue parole. E' la 'forza della verità' (direbbe Gandhi) che trascende il credo religioso buddhista per abbracciare tutta l'umanità, dove nessuno è diverso, tutti siamo uniti indissolubilmente da una catena infinita di cause ed effetti.
Una serie di fenomeni che si determinano sulle basi delle nostre scelte, anche minime, e che ci legano stretti gli uni agli altri.
"Se volete essere felici - dice l'Oceano di Saggezza - smettete di concentrarvi sulla vostra soddisfazione individuale, e invece indirizzate i vostri sforzi alla felicità degli altri. Perché nessuno di noi esiste indipendentemente dal nostro prossimo e nessuno otterrà nulla di vero e duraturo se non attraverso un'intenzione sincera di condivisione del bene".
Tutte le religioni vanno in questa direzione, non c'è bisogno di essere buddhisti, cristiani o mussulmani per decidere di mettere in pratica questo proposito. Si può anche essere atei e ottenere gli stessi risultati.

Il 21° secolo, secondo il Dalai Lama, è il secolo del progresso; non un progresso materiale, - anzi quello forse proprio no - e neppure un progresso in cui ci distingueremo per aver costruito edifici più alti o armi più potenti; si tratta piuttosto del progresso derivato dal dialogo.
Non c'è nulla che non si possa mediare, rinegoziare e risolvere parlando e ascoltando, in pratica dialogando.
I bambini dovrebbero essere educati al dialogo, perché solo quello è lo strumento di una possibile felicità comune.
"In particolare voi occidentali - dice il Dalai Lama - che avete la fortuna di non dover concentrare tutti i vostri sforzi quotidiani per la sopravvivenza - cui invece sono obbligati i poveri del mondo -, voi potete impiegare la vostra intelligenza mettendola al servizio del bene comune. E questo è possibile solo se sarete disposti a mettere in discussione ed eventualmente cambiare la vostra mentalità, aprendola alla comprensione che la vostra felicità dipende da quella degli altri".

Sono stati due giorni intensi e faticosi: ho trascorso due notti a Milano, ho preso treni e metropolitane, ho fatto file sotto il sole, ho atteso assieme a tutti gli altri di ascoltare il Dalai Lama. Ho conosciuto molte nuove persone, anche un monaco buddhista di Sri Lanka che ha condiviso con noi il suo pranzo. Ho giunto le mani per salutare Sua Santità e mi sono anche molto commossa.
Ho ricevuto persino l'iniziazione speciale del Dalai Lama cui non ero preparata, ma l'ho accolta con un misto di emozione e meraviglia.
Ho guardato dall'alto del mio posto le altre 9.999 persone che come me stavano provando più o meno le stesse cose. Ho visto monaci buddhisti meditare, sacerdoti e suore cattoliche indossare la kata di buon auspicio con un gran sorriso di gratitudine, bambini giocare tra le file di sedie, Lama anziani prostrarsi con la fronte a terra, un'infinita umanità meravigliosamente diversa e fondamentalmente uguale sperare in un presente - e in un futuro - migliore.
Anch'io insieme a loro spero e desidero il meglio per tutti NOI.


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