lunedì 7 marzo 2011

Bianco sale


Prima di tuffarmi/vi di nuovo nei colori delle stoffe indiane, vorrei che ci prendessimo una breve vacanza visiva. Non so se il bianco salato e sterminato del Rann del Kutch sia veramente quel che ci vuole: è talmente abbagliante che gli occhi si stringono come fessure per difendersi dalla luce e per tentare -invano- di individuare il confine.
Il Little Rann è una distesa di sale che si rivela a poco a poco mentre si percorrono alcuni kilometri di campagna desolata dall'ultimo avamposto abitato del villaggio di Dhordo. Qui ci si ferma per comperare una bottiglia di acqua e per preparare i documenti necessari da consegnare al check point militare in entrata.
Poi ancora qualche kilometro riarso e la jeep si ferma ad una specie di palizzata di legno, oltre la quale il colore della terra lascia spazio, passo dopo passo, al bianco del sale.


In origine il Rann doveva essere una vasta area sommersa tutto l'anno dall'acqua marina; poi i dissesti idrogeologici cui va soggetta tutta la zona lo hanno trasformato in un lago salmastro che durante la stagione secca si trasforma in un tavolato di sale scintillante.
Nonostante l'apparente inospitalità qui vivono numerose specie di uccelli (in particolare i fenicotteri), ma anche gli asini selvatici, alla cui salvaguardia è dedicato il parco naturale stabilito nel 1972. Tutto attorno i villaggi sopravvivono di agricoltura e allevamento di pecore e capre, e naturalmente dell'estrazione del sale. Ma anche il turismo è una attività importante, senza dimenticare il fatto che, dato il paesaggio lunare del tutto particolare, anche Bollywood si è trasferita qui per girare alcuni film.

7 commenti:

Silvia Merialdo ha detto...

Ah, ecco, è qui che hanno girato Lagaan!
Amo i deserti di sale del mondo, e il bianco è essenziale per far brillare tutti gli altri colori. Spero di visitarlo anche io, un giorno (possibilmente quando non è un lago salmastro...)

Alessandro ha detto...

Elisa, questa volta hai davvero superato te stessa! Queste foto, ma più ancora quelle delle stoffe con i loro incredibili colori, sono un vero piacere per gli occhi, e quello che racconti una ricchezza per l'anima e la mente.
Ancora complimenti per il tuo blog che diventa sempre più bello.

Elisa ha detto...

Silvia, certo che ci andrai! immaginavo che fosse interessante anche sapere delle ambientazioni cinematografiche; più avanti racconterò anche del palazzo del raja di Bhuj -ormai in rovina- dove sono state girate altre scene dello stesso film.Baci!

Prof, grazie mille! il merito delle belle foto e dei bei colori è della nuova macchina fotografica, che mi ha dato molte soddisfazioni!
un abbraccio!

Nela San ha detto...

Anch'io devo farti i complimenti. Incredible India? Certo che sì, soprattutto perchè quella che ci fai conoscere tu è fuori dai circuiti del turismo mordi-e-fuggi, antitetico allo spirito indiano.
PS adesso però sarei curiosa di sapere a che macchina fotografica ti sei convertita. Una mitica Leica come Gianni Berengo Gardin?

Elisa Chiodarelli ha detto...

No cara Nela, ma mi piacerebbe poter fotografare anche con la pellicola!
Ho una Canon 60D, che fa delle foto così belle, soprattutto i close-up con l'effetto sfuocato dietro. E fa anche filmati, volendo in HD.
Insomma, me la sono coccolata per tutto il viaggio!
bacioni!

La Francese ha detto...

Ciao, ti ho citato in uno di questi giochi/premi/catena scambia link, se ti va di continuare, è qui:
http://www.unmondodibene.com/2011/03/medaglia-medaglia-medaglia.html

Elisa Chiodarelli ha detto...

Grazie mille! che bello!
adesso cosa faccio? nel prossimo post faccio anch'io dunque una mia lista di cose buone da gustare sotto forma di blog?? comincio subito...
un abbraccio!!

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