Ricordo un elephant ride in Nepal, nel parco di Chitwan, per vedere il rinoceronte, e del senso di sicurezza dovuto al fatto di trovarmi così in alto, su una pedana di legno in groppa ad un elefante. Ricordo anche il tentativo di 'cavalcare' un elefante in Sri Lanka, tanti anni fa, quando mi fecero accomodare al posto del mahut, su un pezzo di sacco, con le gambe dietro le orecchie dell'elefante. Aveva dei peli lunghi e pungenti sulla testa, le uniche cose a cui potevo aggrapparmi per non cadere da 2 metri e mezzo!
Quest'anno ho provato l'ebbrezza di un elephant ride al palazzo di Amber, Jaipur, cosa che fanno centinaia di turisti ogni giorno, per tutti i giorni dell'anno, sù per la salita che porta alla fortezza.
Costa 900 rupie, circa 13 euro, per un viaggio di un quarto d'ora su una piattaforma in groppa all'elefante (ci si sta in tre, forse 4 se non troppo grossi).
Naturalmente mi sono venuti tutti gli scrupoli possibili: l'elefante fa molta fatica, l'elefante viene sfruttato sistematicamente dal suo proprietario, che sfrutta anche i mahut, sottopagati e costretti a lavorare troppe ore. L'elefante viene maltrattato e io (turista) sono la causa, l'elefante vive in condizioni innaturali, l'elefante un giorno si ribellerà e schiaccerà me (turista) e me lo sarò meritato.
Io e l'elefante siamo i burattini di una tragicommedia della quale non voglio fare parte.
Risultato: sono salita lo stesso.
Mi sono comunque fatta prendere dal fascino di questi animali meravigliosi, silenziosi e vasti, con gli occhi così piccoli rispetto a tutto il resto e così delicati mentre camminano e sbuffano.
La pelle dell'elefante è un meteorite venuto dalla galassia, è la corteccia di un cedro del libano, la catena dell'Himalaya vista dallo spazio.
Quando un elefante cammina, si sente solo la campana attaccata al collo, con quattro metri di corda. Quando soffia è come una balena che emerge dall'oceano. Quando arranca sù per il sentiero, vedi le ossa delle scapole, sotto la crosta grigia della pelle, che si muovono, ma chissà a che profondità sono.
Il mahut parla all'elefante, mentre cammina. E quando sono fermi, si appoggia sulla sua testa come se fosse il divano di casa.
Il mio elefante era una femmina e si chiamava Chanchal.
Il mahut mi spiegava che si usano solo femmine per queste cose, perché i maschi possono essere aggressivi. La mia Chanchal aveva 5 anni e faceva 5 salite al giorno. Il suo boss (del mahut) aveva 5 elefanti, che gli sono costati 300 mila rupie l'uno (circa 4.200 euro), sicché facendo i conti dei guadagni, il boss è un uomo ricco (il mahut ha confermato).
Gli elefanti utilizzati per scopi turistici - come Chanchal - o religiosi, possono costituire una voce di guadagno molto significativa. Pensate che uno degli elefanti più famosi del Kerala - terra di processioni con elefanti -, Ramachandran, un elefante di 50 anni (pare che sia il secondo più alto in India, con i suoi tre metri al garrese) è talmente famoso e ammirato che viene richiesto molto spesso nelle processioni religiose in giro per lo stato. Questo fa guadagnare ai suoi proprietari fior di rupie... dai suoi guadagni il tempio che lo ospita ha potuto costruire un auditorium e ha acquistato anche un camion speciale per le sue trasferte.
Ma Ramachandran è diventato anche una celebrità e nessuna processione importante può fare a meno della sua presenza.
Si dice che qualche anno fa, a causa di un suo comportamento disubbidiente, il suo mahut abbia voluto punirlo duramente. Ramachandran allora scappò e si rifugiò al primo piano di un edificio, salendo a forza sù per le scale.
Poi però non riuscì più a scendere e si dovette usare una gru per portarlo a terra.
Grazie a questo episodio, il costruttore dell'edificio divenne famoso per la solidità dei suoi palazzi e anche il cementificio sfruttò la pubblicità involontaria per vantarsi della tenuta del suo cemento! ... pazzesco, no? ^-^
