mercoledì 15 maggio 2013

Elefanti

Tra tutti gli animali indiani - capre, cammelli, scimmie, corvi, pavoni, scarafaggi, serpenti, cani randagi e le onnipresenti vacche - quelli che mi affascinano di più, forse, sono gli elefanti.
Ricordo un elephant ride in Nepal, nel parco di Chitwan, per vedere il rinoceronte, e del senso di sicurezza dovuto al fatto di trovarmi così in alto, su una pedana di legno in groppa ad un elefante. Ricordo anche il tentativo di 'cavalcare' un elefante in Sri Lanka, tanti anni fa, quando mi fecero accomodare al posto del mahut, su un pezzo di sacco, con le gambe dietro le orecchie dell'elefante. Aveva dei peli lunghi e pungenti sulla testa, le uniche cose a cui potevo aggrapparmi per non cadere da 2 metri e mezzo!

Quest'anno ho provato l'ebbrezza di un elephant ride al palazzo di Amber, Jaipur, cosa che fanno centinaia di turisti ogni giorno, per tutti i giorni dell'anno, sù per la salita che porta alla fortezza.
Costa 900 rupie, circa 13 euro, per un viaggio di un quarto d'ora su una piattaforma in groppa all'elefante (ci si sta in tre, forse 4 se non troppo grossi).
Naturalmente mi sono venuti tutti gli scrupoli possibili: l'elefante fa molta fatica, l'elefante viene sfruttato sistematicamente dal suo proprietario, che sfrutta anche i mahut, sottopagati e costretti a lavorare troppe ore. L'elefante viene maltrattato e io (turista) sono la causa, l'elefante vive in condizioni innaturali, l'elefante un giorno si ribellerà e schiaccerà me (turista) e me lo sarò meritato.
Io e l'elefante siamo i burattini di una tragicommedia della quale non voglio fare parte.
Risultato: sono salita lo stesso.

Mi sono comunque fatta prendere dal fascino di questi animali meravigliosi, silenziosi e vasti, con gli occhi così piccoli rispetto a tutto il resto e così delicati mentre camminano e sbuffano.
La pelle dell'elefante è un meteorite venuto dalla galassia, è la corteccia di un cedro del libano, la catena dell'Himalaya vista dallo spazio.
Quando un elefante cammina, si sente solo la campana attaccata al collo, con quattro metri di corda. Quando soffia è come una balena che emerge dall'oceano. Quando arranca sù per il sentiero, vedi le ossa delle scapole, sotto la crosta grigia della pelle, che si muovono, ma chissà a che profondità sono.
Il mahut parla all'elefante, mentre cammina. E quando sono fermi, si appoggia sulla sua testa come se fosse il divano di casa.

Il mio elefante era una femmina e si chiamava Chanchal.
Il mahut mi spiegava che si usano solo femmine per queste cose, perché i maschi possono essere aggressivi. La mia Chanchal aveva 5 anni e faceva 5 salite al giorno. Il suo boss (del mahut) aveva 5 elefanti, che gli sono costati 300 mila rupie l'uno (circa 4.200 euro), sicché facendo i conti dei guadagni, il boss è un uomo ricco (il mahut ha confermato).

Gli elefanti utilizzati per scopi turistici - come Chanchal - o religiosi, possono costituire una voce di guadagno molto significativa. Pensate che uno degli elefanti più famosi del Kerala - terra di processioni con elefanti -, Ramachandran, un elefante di 50 anni (pare che sia il secondo più alto in India, con i suoi tre metri al garrese) è talmente famoso e ammirato che viene richiesto molto spesso nelle processioni religiose in giro per lo stato. Questo fa guadagnare ai suoi proprietari fior di rupie... dai suoi guadagni il tempio che lo ospita ha potuto costruire un auditorium e ha acquistato anche un camion speciale per le sue trasferte.
Ma Ramachandran è diventato anche una celebrità e nessuna processione importante può fare a meno della sua presenza.
Si dice che qualche anno fa, a causa di un suo comportamento disubbidiente, il suo mahut abbia voluto punirlo duramente. Ramachandran allora scappò e si rifugiò al primo piano di un edificio, salendo a forza sù per le scale.
Poi però non riuscì più a scendere e si dovette usare una gru per portarlo a terra.
Grazie a questo episodio, il costruttore dell'edificio divenne famoso per la solidità dei suoi palazzi e anche il cementificio sfruttò la pubblicità involontaria per vantarsi della tenuta del suo cemento! ... pazzesco, no? ^-^

sabato 13 aprile 2013

Ancora block print: l'Anokhi Museum di Amber


Per chi di voi ama l'arte tessile come me - che sono attratta dalla bellezza dei tessuti fatti a mano con gesti antichi di secoli e strumenti complicati e ingegnosissimi -, consiglio di visitare a Jaipur, in Rajasthan, un piccolo museo prezioso ai piedi della collina di Amber.

A chi capiterà di 'passare' di lì (ma potete anche andarci appositamente!) dovrà cercare un po' nel villaggio di Amber, poco distante dalla famosa fortezza, ma verrà premiato quando riuscirà a scovare, nel cuore di un borgo che sembra non accorgersi dei fiumi di turisti che si arrampicano su per la collina a poche centinaia di metri, una antica haveli completamente ristrutturata e adibita a museo: l'Anokhi Museum.

Le haveli sono in Rajasthan quello che qui in Italia sono stati i palazzi signorili di città: microcosmi di famiglie potenti e ricche che controllavano traffici commerciali, banche e officine. Una sorta di quartier generale economico e amministrativo in cui risiedeva anche la famiglia del proprietario, tra lussi e agiatezze.

Uno di questi palazzi a più piani, finemente ricamati nell'ocra e nell'ambra dei colori di questa terra, venne acquistato alla fine degli anni Ottanta dalla famiglia di John Singh, il cui figlio Pritam decise di imbarcarsi nell'avventura di restaurare l'edificio, ridotto in condizioni pessime. Sia Pritam Singh che la moglie americana Rachel Bracken avevano la passione per l'arte indiana e decisero quindi di dare il via ad un restauro - lungo e accurato - che restituisse al luogo l'atmosfera originaria, recuperando fedelmente i materiali e ripristinando in modo attento spazi, colori, decorazioni.  Solo più tardi, entrambi decisero di destinare questo edificio a contenere una collezione di tessuti e abiti stampati con i blocchi di legno provenienti da tutta l'India.



Il concept è focalizzato sul recupero e la valorizzazione delle varie tradizioni di stampa con i blocchi, in base alle tecniche e ai motivi decorativi, accanto ad una raccolta di tessuti realizzati da artisti tessili contemporanei. Il passato e il presente accostati e accomunati dalla condivisione degli stessi strumenti di realizzazione delle stoffe stampate. Nei suoi tre piani di mostra, il museo Anokhi offre davvero tanto al visitatore: un excursus nella storia delle varie scuole di produzione del block print (Ajrakh, Balotra, Bagru e Sanganer, ecc.) che costituiscono la collezione permanente; una sezione che ospita mostre temporanee, ma anche un'area dedicata alla 'sperimentazione'.

I visitatori infatti (grandi e piccoli), possono cimentarsi nella stampa con i blocchi e possono anche partecipare (come ho fatto io) ad un workshop di uno o due giorni, in cui sperimentare le tecniche di intaglio dei blocchi e di stampa su stoffa. Anokhi in realtà è anche molto di più: pubblica libri su questi argomenti - tra l'altro molto esaurienti e ben fatti -, che sono il risultato di una ricerca sul campo molto approfondita, corredata da belle immagini e persino campioni di tessuto incollate tra le pagine dei libri stessi.

E in aggiunta Anokhi è anche un brand, che produce abiti e tessili per la casa fantastici e, nel negozio di Jaipur, nello stesso stabile della libreria Crosswords, gestisce un caffè in cui assaggiare piatti biologici preparati con materie prime coltivate in aziende agricole bio di proprietà del marchio.

 Io ho partecipato ad un corso di stampa, che vi consiglio senz'altro (bisogna scrivere e mettersi d'accordo per poterlo fare) perchè dà la possibilità di capire bene la tecnica di successione dei vari colori da utilizzare in base al disegno, così come il metodo di organizzazione della superficie da stampare. L'insegnante è un artigiano molto simpatico, con il quale ci si spiega un po' a gesti, (con un mucchio di risate da entrambe le parti) che conduce il corso all'ultimo piano del museo: un luogo pacifico fuori dal tempo.
Al piano terra c'è anche un piccolo caffè - frequentato a volte da qualche scimmia di passaggio (!), in cui si può sorseggiare un chai prima di riprendere il viaggio tra stoffe, colori e arte.


ps: segnalo un nuovo sito/blog che parla di India: AboutIndia, tutto quello che avreste voluto sapere sull'India. Vale la pena di farci un giro :-)

venerdì 22 marzo 2013

Dabba Walla - il pranzo è servito


Dabbawalla from The Perennial Plate on Vimeo.

Ogni giorno - recita la presentazione di questo divertente ed incredibile video di "The perennial plate" - a Bombay 4000 persone in divisa e cappello bianco, trasportano 175.000 pranzi attraverso la città. Ritirano i "tiffin" (ovvero delle scatole di latta a più piani, come le nostre vecchie gamelle) da madri e mogli e le portano - a piedi, in treno, in bici e persino sulla loro testa - nei luoghi in cui figli e mariti aspettano il loro pranzo.
I Dabba Walla fanno questo mestiere dall'Ottocento. Nonostante lo strano sistema - agli occhi di un occidentale - i pranzi arrivano a destinazione in modo puntuale: pare che il margine di errore sia di una transazione a 16 milioni!
Ecco dunque due Dabba Walla di Bombay in una giornata di lavoro… Il video fa parte di una fantastica collezione di corti su argomenti "commestibili", tutti da esplorare.

Segnalo con piacere la nascita di un nuovo blog sul mondo indiano che dovete senz'altro sfogliare.

giovedì 14 marzo 2013

Mother India a Pegognaga

Venerdì sera 15 marzo sono a Pegognaga (MN) per una proiezione del mio ultimo reportage su Sewa, Self Employed Women Association.
Dato che la provincia di Mantova ospita una delle più grandi comunità Indiane in Italia -con oltre ottomila residenti- e, come sapete, il comune di Pegognaga in particolare ha accolto la proposta della costruzione di un nuovo tempio hindu, l'amministrazione ha pensato di offrire alla comunità una programma culturale per celebrare e valorizzare questa presenza.
L'iniziativa si chiama Progetto Virgilio, e nasce grazie a Fondazione Aida, al Comune di Pegognaga, al Consolato d’India di Milano, all’Università di Mantova ed altri partners.

Se volete (e potete) venire a trovarmi, sarò molto contenta di incontrarvi!

La proiezione, seguita da un momento di incontro e dibattito, si terrà presso il centro culturale Livia Bottardi Milani, in Piazza Vittorio Veneto a Pegognaga, alle 21.
(entrata libera)

venerdì 8 marzo 2013

Per noi

affresco, Badal Mahal (Palazzo delle Nuvole, 1607) - Bundi
buon 8 marzo e anche buon 9 marzo, e buon 10 ...