venerdì 13 agosto 2010

Le dimore degli Dei


Riguardando le immagini dei diversi viaggi indiani, mi rendo conto di quanto sia affascinante osservare le mille forme di tempio indù fotografate in questi anni.

La visita all’interno del tempio è un atto di devozione e di conoscenza, e comincia con un gesto di umiltà: togliendosi le scarpe.

Mi è sempre piaciuto poi visitare questi luoghi con calma, magari sedendomi in un angolo e cercando di farmi invisibile, per catturare la vita che scorre attorno a me. Uomini, donne e bambini ruotano attorno al tempio e visitano il Garbhagriha, la Cella, per vedere il volto di Dio e rivolgergli una preghiera.

Ma mi piace anche percorrere le gallerie e i cortili per cercare di comprendere le forme architettoniche cariche di simboli.


Per esempio, chissà se l’architetto che progettò questa copertura a shikara (a tabernacolo) avesse in mente l’albero del giardino di casa sua, con la sua corteccia rugosa come la pelle di un elefante, coronata da una chioma di foglie verde scintillante…



La forma a tabernacolo della sovrastruttura dei templi dell’India del nord è proprio costruita ad immagine degli antichi altari formati da rami di bambù o fronde d’albero piantate nel terreno a formare un quadrato e riunite alla sommità.

L’idea suggerita è quella dell’ascensione: dal molteplice, rivolto ai 4 punti cardinali, all’Uno indistinto dell’apice. L’arco che si forma in questo modo sulla superficie della struttura è un arco naturale, che sormonta e racchiude la sede di Dio.

Nel corso dei secoli, questa idea di base si è articolata in una serie di soluzioni architettoniche diverse, secondo il luogo ed il periodo storico.

Ma non c’è un centimetro in un tempio indù in cui non sia espressa un’idea o rappresentato un simbolo.

E in cui la Natura, in tutta la sua ricchezza e molteplicità, non venga celebrata con grande eloquenza.

2 commenti:

Stefania ha detto...

Grazie per la lezione di storia dell'arte, anch'io un giorno spero di riuscire a vedere uno di questi templi!

Elisa Chiodarelli ha detto...

ciao cara Stefania,
mi piace tanto la storia dell'arte indiana, ho perfino collaborato alla produzione di qualche documentario, magari ne parlerò prossimamente.
Ho anche avuto dei prof bravi che me l'hanno fatta amare...
Ma certo che ci andrai a vedere con i tuoi occhi: la prossima volta tocca a chi è rimasto a casa in agosto ;-)
grazie ancora della tua presenza qui, a presto!

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