domenica 2 febbraio 2014

Due Indie


AnimaFoto: India HD from Nelson Porto on Vimeo.

Mettendo un po' il naso di qua e di là nel mondo video (come faccio spesso), mi è capitato di vedere questi due short che parlano di India. Non c'è una storia precisa, sono suggestioni accostate per dare una sensazione e lasciare una traccia sottile, un gusto. Sono entrambi molto ben fatti, ma sono molto diversi.

Nel primo in alto c'è un'India superlativa: suoni e luci, tramonti psichedelici, il traffico che scorre e il tempo che passa. Turisti, pellegrini, monaci e bambini nel pentolone ribollente del samsara indiano. E' realizzato quasi interamente con un collage di time lapse, che è come se si riportasse la fluidità delle immagini ai suoi singoli frame.

Il secondo video  riapre la giornata là dove il primo l'aveva conclusa.
Un tè prima di partire e poi un'India quotidiana, quella dell'infinitamente piccolo.
Particolari dei particolari: un venditore di pesce, le rotaie della ferrovia, passi e smorfie, le saracinesche ancora chiuse, rifiuti, un cane in mezzo alla strada, la miseria, l'attesa, la polvere.
Tutte le cose che non fotograferemmo mai, ma che entrano ugualmente nel quadro, mentre cerchiamo di evitarle.
E' come se nel primo video ci fosse già anche il secondo, fatto con i ritagli e gli scarti, ma con la stessa compassione.


India Morning. 0642 from Red Eye Film Co. on Vimeo.

domenica 12 gennaio 2014

Il rispetto secondo il Buddhismo

Comincio questo 2014 con un articolo di Robina Courtin, la monaca buddhista di origini australiane che sono andata a sentire in novembre, all'Istituto Vajrayogini di Lavaur, in Francia.

Credo che chi segue questo blog abbia capito che Robina mi ha colpita profondamente. Forse aveva un modo di esporre e raccontare adatto a me e alle mie orecchie curiose ma al tempo stesso scettiche... fatto sta che mi sembra che quello che dice sia sempre estremamente chiaro e utile. E il tono non è mai troppo pesante, né usa una terminologia troppo difficile.
Insomma, beccatevi anche questo:-) spero faccia bene! 

"Se non rispetti te stesso, come puoi aspettarti che lo facciano gli altri?"

"Ricordo che mia madre mi diceva questa frase, ma io non la ascoltavo. Volevo tanto che gli altri mi approvassero, mi amassero e mi rispettassero, ma non riuscivo a collegare questi bisogni al mio basso livello di autostima. D'altra parte, non sapevo neppure che cosa significasse! Mi sembrava scontato non essere degna.

Secondo l'interpretazione buddhista della mente umana, questa è l'ironia dell'ego. Una delle funzioni dell'attaccamento (l'attaccamento è una delle tre principali cause del dolore ndr) è proprio questa insistenza dell'ego nella sua propria insoddisfazione.
Non importa ciò che riusciamo a fare, realizzare o sperimentare; a noi sembra che non sia mai abbastanza: che è un altro modo per dire che molto spesso ci concentriamo sui nostri difetti.
Anche se desideriamo così tanto l'approvazione degli altri, quando la otteniamo, non riusciamo neppure ad accettarla. Se anche dieci persone dicessero cose positive di noi, noi ci comporteremmo come sordi. Al contrario, basta che una sola persona dica una cosa negativa, che noi ci crediamo subito. Totalmente.

Che cosa dimostra tutto ciò? Che non apprezziamo noi stessi.
E' così triste… Invece, ciascuno di noi possiede un tale potenziale di bontà, chiarezza, gentilezza e saggezza - e anche di appagamento.
Il problema è che dobbiamo allenarci a pensare in questo modo per controbilanciare quello che secondo Buddha è l'abitudine con la quale nasciamo: bassa autostima, attaccamento, rabbia, tristezza, gelosia.
Di sicuro ci capita di arrabbiarci, di parlar male degli altri, di far casino nelle nostre relazioni, di essere gelosi, eccetera, e avremmo bisogno di renderci conto di quel che facciamo. Invece, alla fine, semplicemente ci sentiamo "in colpa". E questo è del tutto inutile: non è così che ci possiamo prendere la responsabilità delle nostre azioni. Al contrario, serve solo a rinforzare la nostra bassa autostima. E per di più, crediamo che questa situazione sia immutabile, che noi siamo proprio così come ci sentiamo.

Ma d'altra parte, sappiamo anche fare cose buone: lavoriamo sodo, perdoniamo gli altri, siamo pazienti, proviamo amore e compassione - cose così importanti! Dobbiamo ricordarci ogni giorno, dicendocelo letteralmente, che queste qualità rappresentano ciò che noi siamo veramente. Finché diamo retta ai pensieri distruttivi, rimarremo sempre bloccati.
Il nostro attaccamento a quello che gli altri pensano di noi è così determinante nella nostra vita che rappresenta la causa di una buona parte della nostra infelicità. Ed è così tanto difficile da vedere: è la nostra modalità abituale.

Ciò che ci aiuta a diventare più forti e a far crescere ciò che siamo veramente - che è un altro modo di sviluppare il rispetto per sé - è la consapevolezza di ciò che sentiamo e pensiamo. Con il coraggio di seguirlo, senza preoccuparci di quello che gli altri pensano di noi.
In altri termini, è più importante renderci conto di quello che succede nella nostra mente che preoccuparci costantemente di quello che succede nella mente degli altri.

Mi ha emozionato molto leggere su The Guardian di quella infermiera australiana, Bronnie Ware, che per anni ha lavorato con pazienti in punto di morte, e che ha raccolto le sue esperienze in un libro: I cinque rimpianti più grandi di un morente.
Racconta che il rimpianto più grande è: "mi sarebbe piaciuto aver avuto il coraggio di vivere una vita che avesse significato per me, non una vita come quella che si aspettavano gli altri".
Questa è grossa! Ma è proprio così!
C'è un bel proverbio buddhista che dice: "un uccello ha bisogno di due ali per volare: saggezza e compassione". Potreste dirmi che la compassione è la cosa più importante: rendersi utili, alleggerire il fardello del nostro prossimo…ma, come dice il Dalai Lama "la compassione non è abbastanza, c'è bisogno di saggezza". E ciò implica semplicemente sviluppare se stessi, far crescere il nostro potenziale innato di chiarezza e aver coraggio nelle scelte che facciamo. E questo non porta altro che un grande rispetto per sé, buona autostima, tanta soddisfazione e felicità.
Non vi pare?


articolo di Robina Courtin, apparso su Soul & Spirit Magazine, novembre 2013, qui il pdf in inglese


martedì 31 dicembre 2013

Buon anno! - e un ripasso di quello vecchio...

Wow che anno il 2013!
Se lo riguardo attraverso le immagini del mio blog, assomiglia ad una collana di pietre preziose: le pietre rosa di Jaipur, "the Pink City", con le sue strade brulicanti di vita ed  un via vai continuo di uomini e mezzi. Credo sia diventata un posto "preferito", dopo esserci tornata tante di volte.



Le atmosfere indiane si possono anche apprezzare mentre si sta seduti in treno, e certamente le stazioni ferroviarie sono un'altra esperienza forte che consiglierei a tutti…

E poi stoffe e colori, un altro tema di cui mi piace parlare: credo che il fascino del tessuto stia non solo nella meraviglia del risultato finale, ma anche - moltissimo - nel processo un po' magico della sovrapposizione di fili e di colori, nel lavoro sapiente e paziente, millenario, di chi produce stoffa.
Nei post pubblicati parlo in particolare della stoffa block print del Rajasthan e degli artigiani che ancora oggi intagliano i blocchi di stampa per la stoffa a mano.


E poi alcuni frammenti particolari della mia cara India: elefanti e turbanti! Tutto superlativo…ma anche alcune immagini di un'India meno abbagliante, quella delle cose piccole e piene di significato.

Ho fatto tappa per alcuni post in un villaggio molto speciale, Bassi (in Rajasthan), con i suoi artigiani che ancora oggi intagliano e dipingono dei tempietti portatili (i Kavad) utilizzati un tempo dai cantastorie; ma nello stesso villaggio ho fatto un incontro speciale: quello con i sorrisi e la generosità delle sue donne, impegnate in una antica cerimonia di fertilità e fortuna.


E poi novembre e dicembre sono stati mesi dedicati alla saggezza del Buddha, che ho ascoltato attraverso le parole di una monaca eccezionale (Ven Robina Courtin) incontrata in Francia, a Toulouse, all'Istituto Vajrayogini.




Vorrei augurare a tutti voi un 2014 fantastico!


domenica 22 dicembre 2013

Mattarello(a)way: un viaggio, con gusto

foto dal blog Mattarello(a)way

Una storia molto 'masala' quella che vi propongo in questo post pre natalizio.

La storia di Candida e Sanja - la prima romagnola, la seconda nata a Mostar e cresciuta in Scandinavia - che hanno deciso di partire insieme per un lungo viaggio.

Un'amicizia di lunga data, una casa a Bagnacavallo (Ravenna), un viaggio insieme in India un anno fa e qualche mese a disposizione per realizzare un sogno: questi gli ingredienti che hanno portato le ragazze ad imbarcarsi per una spedizione del tutto fuori dal comune.
Un viaggio di scoperte, una sorta di un Grand Tour dell'India e del sud est asiatico, guidato ... dal palato!

foto dal blog Mattarello(a)way
L'idea infatti è quella di tracciare una via del gusto attraverso le ricette che di volta in volta riusciranno a sperimentare, assaggiare e scambiare con le persone incontrate nelle varie tappe.
In cambio offriranno le ricette nostrane: tagliatelle, cappelletti e strozzapreti, tutti preparati a mano, con il fido matterello, che fa parte dell'equipaggiamento di viaggio.

Partite ai primi di dicembre, attualmente Candida e Sanja sono in Kerala e, leggendo il loro blog, sembra che a Kovalam abbiano già trovato delle famiglie ospitali che hanno aperto le loro cucine e le loro dispense. E' un viaggio di scoperta e scambio di ricette, ma sembra anche un incontro pieno di curiosità per 'l'altro', attraverso le parole scambiate, i sorrisi, le tradizioni e le abitudini che le nostre viaggiatrici stanno piano piano decifrando.
Da tutto questo Candida e Sanja progettano di ricavare un libro e forse (chissà, perché no) anche un programma televisivo.

A me vien da chiedermi cosa ne pensino di questo progetto le persone incontrate e quale siano la reazioni suscitate. Soprattutto nei posti più turistici, credo sia abbastanza impegnativo chiarire esattamente gli obiettivi e le intenzioni del loro viaggio…
Ma penso anche che basterà seguire i loro racconti per farsene un'idea.
Dopo l'India, Mattarello(a)way si sposterà in Thailandia, Laos, Vietnam e Cambogia.
Attendiamo con l'acquolina in bocca!

domenica 8 dicembre 2013

Impermanenza?


Django Django - WOR from Jim Demuth on Vimeo.

Dopo tutto questo parlare di buddhismo (ma tornerò sull'argomento), ho pensato di pubblicare un video pescato sulla rete che sembra parlare di tutt'altro argomento.

Si tratta di un film realizzato per fare da illustrazione ad un pezzo musicale degli Django Django (una indie band inglese), girato a durante il Maha Kumbh Mela ad Allahabad lo scorso febbraio.
E' la storia di alcuni stuntmen indiani che ogni giorno rischiano la vita lanciandosi in un vorticoso giro di pista a bordo di auto e moto in bilico tra vita e morte, almeno così sembra a me.

E' lo spettacolo del rischio, un roulette impazzita in cui i giocatori sembrano essere consapevoli delle possibili conseguenze, ma anche coscienti di non avere alternative. Siamo impermanenti - ci dicono -, il vero rischio si corre ogni giorno della nostra vita in attività o comportamenti che non ci sembrano pericolosi, né tantomeno determinanti per il nostro destino.
E ci invitano a guardare la realtà delle cose: siamo tutti volante di quelle auto, a volte in piedi, o comodamente seduti a gambe incrociate, senza neppure preoccuparci di controllare il mezzo che abbiamo a disposizione. Forse perché crediamo di essere immortali, o forse crediamo che la corsa non dipenda da noi.
Volete scendere?
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